Svolta ai vertici del calcio italiano. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente della FIGC nella giornata di giovedì 2 aprile, nel corso della riunione con tutte le componenti federali tenutasi a Roma.
Una decisione maturata all’indomani dell’eliminazione della Nazionale ai playoff contro la Bosnia, risultato che ha sancito la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale per la terza edizione consecutiva, aprendo una crisi profonda all’interno del sistema calcio nazionale.
Le dimissioni durante il vertice
Gravina ha comunicato il proprio passo indietro direttamente ai rappresentanti di tutte le componenti del calcio italiano – Serie A, Serie B, Serie C, Lega Nazionale Dilettanti, Associazione calciatori e allenatori – dando ufficialmente il via a una nuova fase istituzionale.
Contestualmente, è stata convocata un’Assemblea Straordinaria Elettiva per il 22 giugno, data in cui verrà scelto il nuovo presidente federale.
Fino a quel momento, lo stesso Gravina resterà in carica per la gestione ordinaria, accompagnando la fase di transizione.
Il contesto: crisi e necessità di riforma
Le dimissioni arrivano in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano, segnato da risultati negativi e da un crescente dibattito sulla necessità di una riforma strutturale del sistema.
Il fallimento nel percorso di qualificazione al Mondiale ha infatti riacceso le critiche e le richieste di cambiamento, anche a livello istituzionale, con l’obiettivo di avviare una rifondazione complessiva del movimento.
Verso una nuova governance
Con le elezioni fissate per giugno, si apre ora una fase decisiva per il futuro della FIGC. Tra i nomi che iniziano a circolare per la successione figurano profili di alto livello del panorama sportivo italiano, mentre resta da definire il nuovo assetto federale.
L’uscita di scena di Gravina rappresenta un passaggio storico per il calcio italiano, chiamato ora a ripartire dopo una delle fasi più difficili degli ultimi anni.
