L’estremo difensore della promozione in Serie D rompe il silenzio con un post denso di emozioni. Tra citazioni battistiane e ringraziamenti profondi, il popolo bianconero si interroga: cosa si cela dietro le parole dell’eroe dei tre trofei?
C’è un’aura di mistero che avvolge le ultime ore in casa Venafro. Mentre i festeggiamenti per il ritorno in Serie D sono ancora caldi, un lungo e appassionato messaggio di Andres Jordan Linares ha catturato l’attenzione di tifosi e addetti ai lavori. Non è il solito post di circostanza: è una lettera aperta che profuma di appartenenza, sacrificio e cieli immensi.
Un legame che trascende il campo
Linares non parla da semplice tesserato, ma da “figlio adottivo” della città. Le sue parole evocano immagini potenti: mani che non tremano più, cuori deboli davanti alle emozioni e una gratitudine che scava nel profondo. Il portiere cita figure chiave del suo percorso, dal compianto Vincenzo Antenucci alla famiglia Patriciello, fino ai compagni che gli hanno fatto da “gambe” nei momenti di difficoltà.
Ma è il tono a sollevare interrogativi. Perché parlare di “momento più triste” proprio ora? Perché chiedersi cosa rimarrà di Venafro nel suo futuro?
Un enigma tra i pali
Linares scrive di voler tornare a casa, ma parla anche di una storia che spera non sia finita. È il riflesso di un’anima divisa tra il richiamo delle radici e l’amore viscerale per la maglia bianconera.
“Me ne vado con tre trofei, ma anche con l’amore infinito. Le mie mani non tremano più, ho nel fondo dell’anima cieli immensi.”
Cosa significano realmente queste parole? È il saluto di chi ha dato tutto e sente di aver chiuso un cerchio perfetto, o è semplicemente la riflessione profonda di un uomo che, dopo una stagione estenuante e trionfale, si ferma a guardare l’orizzonte prima della prossima sfida?
Il “M fa chiagn’ u’ cor'” che unisce un popolo
Il finale in dialetto venafrano è il sigillo definitivo. Linares è entrato nel tessuto sociale della città, diventando uno di loro. Il suo post potrebbe essere un arrivederci, una dichiarazione d’amore eterno o il preludio a nuovi scenari ancora non scritti.
Il popolo bianconero resta in attesa, scrutando tra le righe di quel “Dai dai dai Venafro” che chiude il messaggio. Una cosa è certa: qualunque sia il futuro del “numero uno”, il suo passaggio all’ombra del castello Pandone ha lasciato un solco indelebile. Le sue mani non tremeranno più, ma il cuore di Venafro, dopo aver letto queste righe, batte un po’ più forte.
